Circolo Musicale
Mayr-Donizetti

NOTE DI REGIA - TOSCA
 

Note di regia (a cura del Prof. Valerio Lopane, musicologo e regista)

Io mi sono sempre ritenuto e dimostrato refrattario alla pratica, oggi molto usuale, di voler dare una lettura psicanalitica di personaggi operistici o di figure letterarie. C’è, però, un caso che mi ha fatto decisamente cambiare idea: Tosca. In questa mia scelta nulla è casuale: nel 1900 il plaudentissimo pubblico romano assiste alla sua prima rappresentazione e in quel medesimo 1900 la progredita e avanzatissima Vienna, animata da fermento culturale unico in tutto il mondo, si disinteressa, in modo quasi sospetto, alla pubblicazione di Die Traumdeutung (L’interpretazione dei sogni) di Sigmund Freud. Questo testo – di assoluto riferimento e base della psicanalisi moderna – mi è sempre sembrato legato a Tosca per una sorta di predestinazione.
Forse è per questa identità di date che mi sono sempre imposto di cercare di capire, più dal profondo, i moti dell’anima di Tosca. Figura in perenne divenire psicologico, si muove con una tensione che non si può che definire nevrotica, modalità psicotica isolata, per la prima volta, proprio da Freud; infatti, sebbene molte siano le figure nel mondo operistico che, mosse da brucianti e violente passioni, si spingono ben oltre la misura e la logicità delle scelte. Ci deve essere qualche cosa nella sua mente che la renda, a suo modo, coerente con se stessa. Dapprima la lacerante ed inspiegabile gelosia, illogica come il suo incontrollabile furore, in netto contrasto con la sua fede incrollabile nella Madonna e nei Santi, ma nel contempo questa ultima inconciliabile con la sua pronta volontà di divenire sensualmente prima merce di scambio, poi assassina ed, infine, suicida.
Elencando questi aspetti – a dire il vero veramente tanti per una sola donna – mi sono reso conto di avere presentato altrettante tipologie “operistiche”. Mi è balzato all’occhio un tratto fondamentale che avevo visto solo superficialmente. Per capirlo basta leggere la modalità con cui viene definito il suo personaggio sulla locandina, “Floria Tosca, celebre cantante”: ecco la vera chiave per interpretare tutto il mistero della sua psiche, questa è la vera modalità interpretativa. Tosca come donna vera non esiste: vive solo come cantante e come tale agisce. Ogni movimento anche nella vita in lei è una forma di arte, ogni gesto, ogni scelta, ogni sentimento sono la nuova e rituale rappresentazione di una sua grande creazione teatrale.
Tutte queste manifestazioni non hanno però la stilizzazione delle opere neoclassiche, cronologicamente a lei contemporanee nella finzione della vicenda, ma sono molto più vicine alle opere della Giovane Scuola o per meglio dire a tutto il teatro lirico a cavallo tra i due secoli; infatti il suo essere cantante è molto più vicino a quelli che possono essere i tratti di una grande diva della fine dell’Ottocento che di una di fine Settecento, come invece recita il libretto. Questo è spiegabile per il fatto che era pratica molto diffusa, negli anni a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, dare ad epoche anche molto lontane – e per questo dagli indefiniti tratti affascinanti – connotati emotivi, morali, etici e psicologici tipici del momento storico presente e non di quello che rappresentavano.
Mi sono reso conto che, sotto la patina della datazione del libretto, “giugno del 1800”, è celata proprio quella sensibilità psicologica tipica della fine del secolo. Il vero problema era come – sforzandosi di non travolgere troppo la vicenda e soprattutto i suoi chiarissimi ed inequivocabili confini storici – rendere questa idea.
Tra tutte le proposte possibili la più logica, anche perché è la più immediatamente identificabile visivamente, era quella di posticipare la vicenda durante un momento della dittatura fascista. Con questo cambio il resto poi è venuto in maniera consequenziale e logica: Roma è rimasta capitale, Scarpia si è trasformato da capo perverso e bigotto della polizia pontificia a spietato aguzzino della repressione fascista, così come i “volterriani” (atto primo, scene terza ed ottava) Angelotti e Cavaradossi si sono mutati in dissidenti, incarcerati per motivi politici, esposti a torture ed infine giustiziati.
Dopo aver deciso che dovevo muovermi in questa direzione la figura di Tosca cantante neoclassica ha lasciato il posto ad una immagine di una diva dei grandi palcoscenici degli anni Trenta. Questa fisionomia si è mostrata, in maniera inimmaginabile calzante e molto coerente riportando con sé il carattere proprio di quelle cantanti: le autentiche dive nel senso moderno del termine. Il vero problema era come mostrare il carattere di una Tosca sempre “cantante” e di come trasmetterlo facilmente al pubblico. La soluzione, anche in questo caso, è stata una intuizione: le foto di scena della diva stessa. Durante la rappresentazione dell’opera verranno, infatti, proiettate della foto di scena di Tosca-Diva ritratta nei momenti più intensi delle sue creazioni o in pose artefatte tipici atteggiamenti da studio di posa. Chiara diviene questa continuità di carattere tra Floria – donna – e Tosca – cantante –, e questo è il mezzo più immediato: vedere, accanto una all’altra, Floria rivestire nella sua vita i panni ora di questo o di quel personaggio operistico e doppiarne non solo i gesti, ma anche la sensibilità, le scelte, i comportamenti, gli eccessi e le passioni divenendo così La Tosca. Eccola quindi gelosa come Santuzza, irata come Norma, credente e turbata, ma mistica e suicida come Suor Angelica.
Forse questa lettura di Tosca toglierà la poesia un po’ oleografica di alcune scene e di certe dinamiche ormai codificate con cui abbiamo imparato ad amarla. Questa mia interpretazione vuole, però, evidenziare, con mezzi inusuali, tratti insiti da sempre nella sua figura, ma forse meno comprensibili in un codificato e tradizionale allestimento.

 
 
 
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