Circolo Musicale
Mayr-Donizetti

NOTE DI REGIA - CARMEN
 

Note di regia (a cura del Prof. Valerio Lopane, musicologo e regista)

Carmen nasce in un periodo particolare del cammino artistico e culturale francese: ormai il Romanticismo è superato e non si può ancora definire pienamente sviluppato il Realismo; era quindi l’Esotismo che conquistava il massimo consenso. Questa sua fortuna era spiegabile non solo per il fascino che derivava, quasi consequenzialmente, da tutto ciò che era lontano dalla quotidianità e, dunque, assai seduttivo, ma anche per le sue fortissime allusioni erotiche. Un esempio è la grande attestazione dei soggetti “mediterranei”. Questa tendenza si afferma in tutta la produzione artistica, ma, in maniera evidentissima, nella pittura: basti pensare alle tele di Jean-Auguste-Dominique Ingres, legate ai bagni turchi, od ancora alle opere di soggetto nord-africano e greco di Eugène Delacroix.
In questo clima nasce il caso musicale di Carmen: un’opéra-comique che si fonda sulla forte spinta erotica e passionale. Poco importava se questa caratteristica fosse realmente tipica del clima mediterraneo spagnolo, ma era innegabile che questa fisionomia fosse evocata nelle menti e nei cuori del pubblico, dei poeti e dei musicisti. Georges Bizet sente, in maniera molto profonda, questa fascinazione e la descrive con una sensibilità molto acuta. Non voglio intendere che la sua sia una Spagna di maniera, ma è importante comprendere come la sua lettura sia intellettuale e rimeditata e affondi le sue radici nella grande esperienza compositiva francese. In altri termini, non si assiste ad una volontà di ricostruire una reale musica spagnola – unica parziale eccezione è la celeberrima Habanera (L’amour est un oiseau rebelle, atto I, scena V), rielaborazione di un tema autenticamente iberico –, ma quella di offrire un’immagine che rispondesse all’immaginario collettivo.
Questi tratti sono riconoscibili fin dalle trasformazioni operate su un piano drammaturgico tra la novella di Prosper Mérimée (1845) e la vicenda presentata dal libretto (1875). Oltre ad essere ridotto il clima più scopertamente realista, viene creata ex novo la figura di Micaëla, assolutamente non presente nell’originale, nata più da un tributo ideale a Charles Gounod che per ossequio ad un realismo ispanico. Rimane certo l’attrazione per la danza, elemento spagnolo per eccellenza – come nella Seguidille (Près des remparts de Séville, atto I, scena X) o nella Chanson bohème (Les tringles des sistres tintaient, atto II, scena I) –, ma si segnalano ancora come tratti più vicini alla tradizione dell’opera francese che ad una ricostruzione di motivi popolari originali.
Questo aspetto, lungi da essere un difetto, ci dà la possibilità di godere di un capolavoro dove la Spagna è resa epicamente: Bizet la vede e con questo sguardo superiore è restituita oggi a noi come fu donata al pubblico distratto e superficiale suo contemporaneo che non ne capì il valore. Il grande musicista, con l’occhio di un francese, la descrive come una terra misteriosa e sensuale dove valori ancestrali, quali la passione e la gelosia, guidano le azioni dei protagonisti. Per riuscire a rendere questo tratto, il compositore ha creato un’ampia architettura sonora dove convivono aspetti evocatori e ponti musicali ideali, che, grazie a temi ricorrenti, caratterizzano l’opera. Paradigma assoluto di questo è la grande sinfonia dove, accanto a echi spagnoleggianti (tema della corrida e quello del torero Escamillo), si presenta la melodia del destino.
Proprio da questo punto prende l’avvio la mia interpretazione registica. La fusione perfetta di questi aspetti sarà evocata visivamente da un’anticipazione della scena finale: l’arena, l’entrata del torero, il tragico e fatale epilogo dell’amore tra Carmen e Don José. Il resto del melodramma sarà reso con sostanziale fedeltà e attenzione alle note – molto dettagliate – del libretto. Ma per rendere al massimo il clima “esotico”, imprescindibile all’opera, attingerò alla componente oleografica, alla vivacità di colore e alla fierezza insinuante del gesto, senza le quali non può reggersi una efficace interpretazione di questo mirabile esempio di teatro musicale francese.

 
 
 
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