Circolo Musicale
Mayr-Donizetti

NOTE DI REGIA - La figlia del reggimento
 

Note di regia (a cura del Prof. Valerio Lopane, musicologo e regista)

Nei miei ricordi La figlia del reggimento è la prima opera – mi verrebbe da dire “minore” – di Donizetti che ho veramente amato, rendendomi solo successivamente conto quanto il mio affetto nei suoi confronti fosse meritato ampliamente, oltre ad essere condiviso da molti, forse più all’estero che in Italia: questo lavoro condivide, infatti, una “statura” paragonabile a quella di capolavori blasonati come L’elisir d’amore e Don Pasquale. Non a caso, se si scorrono locandine e cartelloni, La Fille du régiment è molto presente non solo nei grandi teatri francesi – come farebbe supporre e giustificherebbe la sua natura linguistica – ma anche in molte sale europee ed americane.

         Sia come sia, si tratta di una creazione piacevolissima, affascinante, spigliata, ma soprattutto che offre molte risorse interpretative: nata dalla fantasia di un Donizetti ormai maturo e consapevole del suo valore, possiede una forza vitale travolgente e incontenibile, oltre che una orecchiabilità contagiosa, aspetto che ho sempre considerato forse il suo più grande pregio. Questa tipologia di musica è poi la quintessenza della stessa vicenda, ma La figlia è anche un grande dramma buffo inteso all’italiana e quindi – proprio come i più “complessi” fratelli italiani – sviluppa imprevisti ed ancor più soggioganti risvolti lirici.

         L’edizione proposta in questa occasione dal Circolo (in italiano e con i recitativi cantati al posto dei dialoghi recitati della versione francese) ci offre l’occasione di riapprezzarla e di riscoprirla in tutta la sua potenzialità. La mirabile commistione di genere è resa ottimamente da Donizetti, ma pone notevoli problemi registici, allorché sarebbe facile prediligere un tratto rispetto ad un altro, rompendo quell’equilibrio che la rende una delle più ricche e ben riuscite opéra-comique di sempre.

         La mia regia si pone di restituire il giusto corrispondente scenico a quel volteggiare vaporoso e spensierato offerto da una musica di immediata attrattiva e di porre poi in giusto rilievo, senza intellettualismi, la virata – improvvisa ed inaspettata – verso un’inventiva compositiva che si fa via via più profonda ed intensa. Ho quindi tentato di schematizzare le idee, riconoscendo ed isolando alcuni elementi particolarmente caratterizzanti: dei soldati bonaccioni, un po’ attempati, a metà strada tra padri e zii, magari un po’ burberi ma mai veramente violenti; un amore contrastato e venato, fin quasi alla fine, da una sorta di asessualità; una vecchia zia acida e petulante, che poi si riconosce essere una madre amorosa e sensibile. Da questi tratti tutta la vicenda mi appare come una “storia della buonanotte” di fine Ottocento, che sa un po’ di favola e un po’ di svago per dei fanciulli di buona famiglia.

         Questa mia idea ha trovato conferma e ulteriore sviluppo anche dalle grandi doti grafiche e iconografiche della scenografa Laura Rizzi e – grazie alla collaborazione di questa narratrice per immagini del mondo dei ragazzi, già mia compagna nell’avventura musicale di Turandot – idee sospese hanno preso forma e colore. Di comune accordo abbiamo deciso di spostare l’epoca dell’ambientazione dal Secondo Impero francese (1852-1870, per noi poco evocativo) ad un soffuso clima da Belle Époque (1895-1914):  vorrei sentire e far percepire al nostro pubblico quel profumo, nato tra giochi di soldatini e di bambole, che si sarebbe respirato in una stanza di bambini della borghesia fin de siècle francese o austriaca (non dimentichiamo che l’opera è ambientata, nella versione francese, in Tirolo o, nella versione italiana, in Svizzera). Questa ricollocazione temporale ed ambientale appare congeniale per porre in evidenza sia i tratti sentimentali sia quelli ludici e comici di questo «melodramma giocoso», che prenderanno forma e vita in un mondo di bandierine e guerrieri innocui, di pianoforti tascabili dai suoni sgraziati e di dame-bambola con improbabili acconciature rococò, nel quale acquisiranno un loro nuovo valore le affascinanti case di bambole e i loro arredi raffinatamente ingenui. Ed ancora i soldatini, con le loro divise tutte uguali, i loro fortini e le loro innocenti battaglie nello sfondo di montagne alpestri palesemente dipinte saranno la cornice e si fonderanno con l’amorosa vicenda della vivandiera Maria e del giovane paesano Tonio.

         Nel nostro intento, queste scelte grafiche – accompagnate da una rosa di costumi intonati – restituiranno un clima di lievità e gioia, ma anche di scherzo e di gioco, di amore e di baci casti dati sulle guance, ed il gesto sobrio e misurato dei personaggi accompagnerà e guiderà l’indiscusso talento dei cantanti. La musica di Donizetti farà il resto.

 
 
 
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