Circolo Musicale
Mayr-Donizetti

NOTE DI REGIA - Medea, Lohengrin
 

Note di regia (a cura del Prof. Valerio Lopane, musicologo e regista)

Poiché delle due opere Medea in Corinto e Lohengrin, saranno eseguite solo alcune pagine significative sarebbe improprio parlare di una vera e propria «lettura registica» o pretendere di puntare ad una certa compiutezza espositiva: il mio scopo è, piuttosto, creare un’occasione di riflessione.
Questi due titoli – differenti per stile, vocalità e struttura drammatica – hanno un elemento comune: si tratta infatti di due grandi leggende che, benché diverse per origine e ambiente, affondando le loro radici nel terribile e meraviglioso mondo del “tempo senza tempo” del mito e ci immergono in un’antichità ancestrale (greca o germanica che sia, poco importa) in qualche modo fondante della nostra cultura. La mia proposta si muove quindi da questo presupposto e sarà legata ad immagini riferibili in modo palpabile a sentimenti a noi propri fin dalle età più lontane.
Per Medea in Corinto proporrò una netta divisione tra l’elemento legato alla vocalità e quello proprio delle immagini. Per l’avvio della narrazione ho scelto di evocare un contatto diretto con la più arcaica tradizione pittorica ellenica e nella parte posteriore del palco comparirà dapprima un’immagine proveniente da un’antica pittura vascolare a figure nere, cui seguirà, senza strappi, un gioco di attualizzazione dell’immagine antica: delle silhouette – attraverso un susseguirsi di movimenti stilizzati e simbolici – accompagneranno la vicenda lungo le tappe fondamentali. Con questa scelta vorrei stabilire un confronto tra la prospettiva drammaturgia neoclassica di Mayr ed il clima di staticità tipico della natura più antica della tragedia greca: una “danza rituale” muta ed imitatrice delle più colpevoli inclinazioni umane, purificate dall’accompagnamento di un canto inteso come commento e sostegno esterno.
Un procedimento analogo ha guidato anche le mie scelte per Lohengrin, nella cui lettura continuerà il concetto di divisione: da una parte del palco scorreranno immagini legate da alcune parole chiave pronunciate dai protagonisti, mentre sul fondo appariranno ambientazioni naturali, di carattere oleografico e romanticamente ottocentesco e sostanzialmente statico. I brevi testi, come stralci poetici, avranno lo scopo di offrire all’ascoltatore un’evocazione transitoria della fusione poesia-immagine-musica.
Entrambe le proposte vogliono essere in definitiva la spinta verso suggestioni libere e dirette da parte del pubblico: in altre parole, vorrei riuscire nell’intento di “suscitare e suggerire” piuttosto che “spiegare e raccontare”. Il condizionale è d’obbligo!

 
 
 
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