Circolo Musicale
Mayr-Donizetti

NOTE DI REGIA - Luisa Miller
 

Note di regia (a cura del Prof. Valerio Lopane, musicologo e regista)

          Luisa Miller è considerata dalla maggior parte della critica come una tappa del cammino evolutivo di Giuseppe Verdi e, per molti aspetti, un anticipo della Traviata: in particolare, la fisionomia diLuisa sembra ampiamente anticipare la figura più intensa di Violetta e molti tratti comuni tra le due opere appaiono costantemente, producendo singolari parallelismi.

          Ma questo melodramma, costruito sull’efficace – e all’epoca molto nota – tragedia di Friedrich Schiller – Kabale und Liebe. Ein Bürgerliches Trauerspiel, 1783 –  (Intrigo e amore. Una tragedia borghese), rappresenta anche molto altro: esso è certamente il primo incontro, tanto per Schiller quanto per Verdi, con il clima borghese – incontro condotto sul filo spinoso di un amore vietato – ed è interessante notare come questo aspetto vincente sarà ripreso nella successiva Trilogia popolare verdiana, dove pure continuerà a delinearsi la profonda e riuscitissima scissione tra i caratteri femminili e quelli maschili, diversamente schiacciati tra valori antichi – onore e virtù – e la degenerazione della rettitudine nobiliare, la macchia dell’inganno, la menzogna, la violenza, il delitto e la smodata sete di potere. Tra le figure di Luisa e Federica trovano spazio tuttavia anche sentimenti di comprensione reciproca, di rifiuto e di sacrificio in nome dell’amore, in un’intensità ben superiore a quella che legherà Violetta, Flora ed Annina. In Luisa Miller irrompe poi lo sconvolgimento sociale dettato dalla caduta della nobiltà di fronte alla borghesia, nuova classe dominante pronta ad usurpare un ruolo che la vecchia aristocrazia non intende cedere.

          L’opera è quindi molto più di un’esercitazione per quello che sarà il futuro teatro verdiano ed emerge – vitalissima – la prova drammatica del primo autentico librettista di Verdi; Salvadore Cammarano, uno dei pochi “veri”, riesce infatti – forse più per istinto che per reale consapevolezza – a dare coerenza e sintesi a tutti questi spunti, creando una vicenda particolarmente spedita e convincente, in cui gli affetti più puri risultano tragicamente soffocati da ragioni immediate e spicce – più borghesi e meno romantiche – eppure forti e definitive.

          Proprio per restituire alla vicenda la particolare immediatezza comunicativa e l’incisività che sono presenti nella musica e nel libretto, ma non nell’ambientazione e nell’epoca originale, muterò la cornice e l’epoca con un décor non tradizionale: non un idilliaco paesino alpestre secentesco, bensì cime montuose ed asciutte, dominate dal solo rudere del castello di Walter, che incomberanno minacciose sui singoli personaggi e sul loro ineffabile ed immutabile destino. Coerentemente riadatterò l’epoca alla seconda metà dell’Ottocento, in piena Seconda Rivoluzione Industriale: i contadini diverranno operai e minatori, le loro donne e i loro bambini porteranno ceste di carbone e misere vettovaglie, come immagine di un mondo non più rurale ma non ancora proletario; infine, il vecchio ed austero Miller sarà un soldato ossessivamente legato alla figlia, proiettato in una società borghese e economicamente produttiva, incapace di riconoscergli valori fatti semplicemente di onore e di famiglia.

          Wurm e Walter, nobili ormai in decadenza, emergeranno come aggrappati al delitto e alla violenza, uniche illusorie possibilità di riscatto di fronte alla dominante crescita capitalista. Durante lasinfonia mostrerò – come antefatto – quale patto delittuoso esista tra i due e come questo patto sia rivelato all’incredula coscienza di Rodolfo. Federica rimarrà come unico personaggio totalmente positivo della vicenda, ultimo raggio di nobiltà e di sentimentalismo, ma la sua presunta superiorità morale produrrà, anche in lei, un’inesorabile sconfitta.

          I più colpiti saranno, in definitiva, Luisa e Rodolfo, giovani ed ignari che – illusi dal miraggio positivo del futuro e dal  “progresso generazionale”– tenteranno sino all’ultimo di opporsi al grigio macigno che incombe. In questo setting da Rivoluzione Industriale, la loro titubanza e la loro fragilità, così come il loro latente desiderio di morte – forse più psicotico che sentimentale – incarneranno lo sconvolgimento sociale in cui gli ideali e i valori del Romanticismo giungono al tramonto, mentre si affaccia una nuova morale sgombra di sentimenti e compiaciuta dall’aridità dei “risultati”: il nascente Positivismo.

 
 
 
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