Circolo Musicale
Mayr-Donizetti

NOTE DI REGIA - Rigoletto
 

Note di regia (a cura del Prof. Valerio Lopane, musicologo e regista)

 Il mio primo approccio in preparazione di una nuova regia si muove sempre da un accurato ascolto musicale. Paradossalmente, trovo questa strada ancor più necessaria se il titolo è celeberrimo: ad ogni nuovo incontro musicale, pur dopo una lunga consuetudine, emergono infatti immancabilmente tratti mai colti prima. Nel caso di Rigoletto, dopo innumerevoli allestimenti fatti e visti, al nuovo ascolto mi si affaccia un senso di immane grandezza: in primo luogo di Verdi stesso e, subito dopo, grandezza e dilatamento di tutti i sentimenti posti in gioco in questo mirabile lavoro. Il musicista, nell’animare con le sue note la vicenda, è stato, più del solito – il che è tutto dire – anche puntualissimo ed attento regista della globalità della creazione melodrammatica: Rigoletto è, grazie a lui, prima di tutto un congegno scenico e musicale perfetto che si muove con un’urgenza ed una comunicativa che ci lascia sbalorditi. Mi sono dunque più che mai convinto che quest’opera non lasci spazio a piccoli o grandi arbitri intesi a rendere più agile o più chiara la vicenda.

          L’immaginario legato a quest’opera è troppo codificato in noi tutti e in qualche modo Rigoletto rivendica con prepotenza la “sua” iconografia tradizionale per cui si è rafforzata in me la volontà di rinunciare a percorsi alternativi e condurre invece il mio allestimento proprio entro i contorni – perfettamente delineati da Verdi – del suo alveo “naturale”. Rigoletto, infatti, non pone né questioni di intrico narrativo né di staticità scenica: la storia corre da sé rapida e chiara. Ho scelto, dunque, un allestimento tradizionale, anzi “storico” sia per l’epoca sia per i costumi. Le scene saranno riconducibili ad antichi fondali e dipinti ottocenteschi; ai cantanti sarà richiesto un gesto ispirato al retaggio delle “pose sceniche”. Su quest’ultimo punto concentrerò il mio intervento più marcato; la mia prima intenzione è infatti valorizzare il formidabile pensiero teatrale verdiano, senza rinunciare a gesti e posture di sapore remoto, con richiami ad un bagaglio ricchissimo, lasciatoci in eredità da tanti sommi artisti della storia dell’interpretazione che hanno formato la nostra grande tradizione lirico-teatrale. Vorrei dunque presentare un Rigoletto puro e schietto che ci conceda di cogliere – senza sovrastrutture non necessarie – i suoi propri altissimi frutti non solo in senso musicale e vocale ma, possibilmente, anche in senso melodrammatico a tutto tondo, cioè secondo la formula che si appoggia sulla limpida fusione di gesto, espressione, voce e colore. 

 
 
 
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