Circolo Musicale
Mayr-Donizetti

NOTE DI REGIA - Don Giovanni
 

Note di regia (a cura del Prof. Valerio Lopane, musicologo e regista)

I tratti fondamentali della vicenda di Don Giovanni sono antichi e profondamente radicati nella tradizione narrativa occidentale. Il tema del “convitato di pietra” e l’implicita condivisione del cibo tra vivi e morti è infatti riconducibile ai primordi della storia della narrazione. Quest’argomento riveste poi una duplice e contraria valenza: è suggello di un patto ineluttabile legato al destino della morte terrena (o dell’abbondono della vita), ma è anche metafora di trionfo dell’esistenza umana sulla fugacità della vita stessa. Spesso il “mangiare con i morti” si trasfigura in riti di rinascita - con possibili estensioni anche verso l’elemento sessuale - derivato dal concetto di resurrezione. Questi caratteri trovano la loro massima manifestazione nel dramma barocco francese o spagnolo che elegge come protagonista il nobiluomo: a questo filone fa direttamente riferimento sia il magistrale libretto di da Ponte sia lo straordinario clima musicale plasmato da Mozart.

Allestire Don Giovanni vuol dire quindi porsi di fronte ad uno dei massimi capolavori del teatro musicale di tutti i tempi ma è anche un’occasione per rievocare una liturgia ancestrale e mitica di lotta tra il bene e il male, tra la vita e la morte. 

Per rendere questo complesso di suggestioni introdurrò come specifico elemento scenico un insieme di muri, che occuperà la scena fungendo sia da sostegno materiale sia da limite fisico: i protagonisti vi si troveranno di volta in volta imprigionanti, difesi, aggirati. Ognuno di loro sarà virtualmente assimilato ad una sezione rettangolare mobile plasmata sulle proprie fragilità e ambizioni. Il contatto e l’opposizione di queste strutture darà origine a confini e varchi e a “stanze” familiari e sicure, ma anche a enigmatici labirinti,  in cui i cantanti si inseguiranno, si ritroveranno, si smarriranno in un gioco senza fine. Vorrei in definitiva che rivivesse il valore simbolico che anche il grande poeta Eugenio Montale attribuì proprio al concetto di “muro” in due sue celebri poesie: Meriggiare pallido e assorto e Non chiederci la parola. Il muro sarà il principale elemento caratterizzante in scena e, grazie a questa presenza, i personaggi saranno percepibili anche attraverso la manifestazione della loro ombra, intesa come confine visibile tra il mondo dei vivi e quello dei morti. I continui passaggi porteranno ad avvertire l’esistenza di qualcosa che sta “oltre” il muro, cui è difficile impossibile accedere; solo don Giovanni, come precisa da Ponte nel recitativo che precede la scena del cimitero, oserà sfidare il valico ma, una volta dall’altra parte, gli sarà fatalmente impossibile ritornare al mondo dei vivi.

 
 
 
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