Circolo Musicale
Mayr-Donizetti

NOTE DI REGIA - Cenerentola
 

Note di regia (a cura del Prof. Valerio Lopane, musicologo e regista)

La Cenerentola è un’opera veramente unica non solo per l’alta qualità e l’abbondanza della sua musica, ma anche per l’incredibile valore del suo libretto. È questa una delle poche occasioni in cuiRossini si è cimentato a musicare un testo che, oltre ad essere scorrevole e scenicamente efficace, è pure ricco di comicità sottile, raffinata, diretta. Oltre a questi tratti di pregio, va rimarcato come tutta la narrazione poetica sia pervasa da quella mezza tinta dolcemente malinconica tipica del primo Ottocento e nota come melodramma larmoyantRossini, seguendo con la sua genialità le suggestioni del librettista, rende meravigliosamente questo clima soffusamene preromantico. Assistendo ad una recita riuscita di La Cenerentola, si ride e si deve ridere; ma se l’allestimento “funziona”, è giusto che sfugga anche qualche lacrimuccia; se da un lato si resta infatti contagiati da momenti esilaranti come lo spassoso travestimento di Dandini non ci si deve stupire di una certa commozione di fronte alle umiliazioni che precedono il lieto epilogo dalla vicenda umana di Angelina. Alla fine più che l’euforia della risata ciò che più ci appaga è la complicità che insorge nei confronti di questa semplice fanciulla nel cammino verso il giusto premio per tanta bontà. Il trionfo, cioè la prospettiva di una vita coniugale felice, è però raggiunto solo dopo aver patito e dopo aver saputo concedere il perdono alle crudeli sorellastre e al bieco patrigno. A tal proposito non dobbiamo dimenticarci che La Cenerentola, anche in virtù di questo cammino iniziatico, è una fiaba per antonomasia. In essa infatti le figure degli antagonisti di prammatica, apparentemente più comici che crudeli, appaiono contaminate da elementi di magia ed aiutanti magici. Ferretti coglie lo spunto introducendo nella vicenda la figura di Alidoro “maestro e filosofo”, autentica risposta illuministica alla fata madrina di Cendrillon / Conte de Fées del grande Charles Perrault. Nella mia lettura registica, per rendere conto di questi presupposti sarà mia guida la celebre lezione del maestro Jean-Pierre Ponnelle. Per questo ho deciso di ripercorre le sue orme con una libera interpretazione, intesa come omaggio, di una sua edizione che, per freschezza, forza comunicativa e spontaneità, rimane attualissima benché risalga a quarant’anni fa. Coerente al modello tenterò di riproporre la perfetta fusione di smagliante comicità e di delicato patetismo sentimentale. Diverse saranno invece le entrate ed uscite di attrezzi ed elementi di scena e la dinamica scenografica, giocata sulla festosa salita e discesa di proiezioni e fondali originali, ideati da Elisa Gandelli.

 
 
 
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