Circolo Musicale
Mayr-Donizetti

NOTE DI REGIA - Lucia di Lammermoor
 

Note di regia (a cura del Prof. Valerio Lopane, musicologo e regista)

Con Lucia di Lammermoor di Donizetti, in una sola opera convivono, si intrecciano e trovano contrasto lo spessore cupo di una drammaticità decisa, la contemplazione estatica dell’amore, il clima notturno tempestoso e le lattiginose brume dei sepolcri. In altre parole, Lucia di Lammermoor, parafrasando una vicenda tratta dal romanzo di Walter Scott La sposa di Lammermoor, presenta al massimo grado i caratteri del melodramma romantico, ambientati in una Scozia dai contorni incerti e nebbiosi. La poliedrica esperienza di Salvadore Cammarano ci offre tra l’altro un libretto nuovo per stile, per efficacia e soprattutto per compattezza narrativa, in cui l’uso della suddivisione in parti rende possibile astrarsi dai vincoli aristotelici e neoclassici dell’unità di tempo e di luogo riuscendo comunque a rendere l’effetto di un’evoluzione drammaturgica che abbraccia qualche mese. La conseguenza è una rapida ed incisiva narrazione, inserita nella possente cornice di un medioevo che volge al termine ma non è ancora del tutto concluso. L’ambientazione, ormai lontana da stereotipi di dame e cavalieri, riconduce piuttosto a sensazioni di torri cadenti ricoperte di edera, ruderi gotici e tempeste, dove lampi improvvisi illuminano brughiere sferzate dalla pioggia. A fronte di questi tratti esteriori ma determinati emerge la nuova volontà donizettiana di presentare i sentimenti che animano i personaggi con una veridicità netta e diretta, ma aperta a spunti soprannaturali ed irrazionali. Il fantasma di una fanciulla innocente, progenitrice di Lucia, non cessa di alimentare la faida tra Asthon e Ravenswood; scie di sangue, che sgorgano da questo passato misterioso, rianimano la forza degli odi e dei contrasti politici che formano la spinta drammaturgica della vicenda. L’apparizione onirica non è solo antefatto della vicenda, ma diviene per Lucia una rappresentazione attuale della sua condizione femminile infelice che, sotto tragici segni premonitori, la porta a sottrarsi agli uomini. Questa “predestinazione” si insinua in Lucia come possibile redenzione della progenitrice e ci conduce all’ultima tappa di morte immediata e violenta nella progressiva demenza.

L’alto spessore assegnato al personaggio di Lucia è amplificato dal fatto che quando gli “altri” agiscono accanto a lei (il fratello, l’amante, il confessore, il suo sposo), la vicenda pare svuotarsi e ripiegarsi su se stessa. Questo contrasto permette a Lucia di stagliarsi come figura essenzialmente solitaria. Lucia è condannata a non comunicare con chi la circonda. Paradossalmente, gli unici suoi dialoghi “compiuti” risiedono nel sogno e nella follia mentre il coronamento del suo amore è fatalmente subordinato all’assassinio e al distacco dalla realtà. Attorno a questi aspetti singolari dell’opera ho costruito la mia proposta registica. Ho dunque scelto come base visiva un insieme di scene naturali e tradizionali, animate da contrasti interni volutamente accentuati, che marcheranno la distanza tra i personaggi maschili e la figura Lucia. Per le scene ho previsto esterni evocativi della fissità di Lucia e ispirati ad un clima di sacralità forestale e mistica (con spunti dalle leggendarie pitture di Karl Friedrich Schinkel); con gli interni intendo invece richiamare situazioni più politiche e terrene, “a dinamica maschile” (con riferimenti alla cupezza claustrofobica di Rembrandt). Anche tramite i costumi vorrei suggerire una chiara caratterizzazione delle appartenenze e delle diverse spinte drammatiche. Il contrasto cromatico sarà particolarmente evidente nella Scena della Pazzia dove alla bianca tunica notturna di Lucia sarà contrapposto un contorno di figure scure.

 

 
 
 
Torna alla pagina precedente
HOME - Torna alla pagina principale