Circolo Musicale
Mayr-Donizetti

NOTE DI REGIA - Madama Butterfly
 

Note di regia (a cura del Prof. Valerio Lopane, musicologo e regista)

Il dramma di Cio-Cio-San ha sempre affascinato vaste platee. Non stupisce affatto che, con buona probabilità, proprio Madama Butterfly sia l’opera più rappresentata in assoluto non solo del catalogo di Puccini, ma di tutto il repertorio lirico. La ragione di un tale primato va ricercata, oltre che nella qualità ragguardevolissima della musica, nell’attualità e nella portata sociale della sventurata vicenda della piccola geisha.

Incurante della realtà che la circonda, con la sola forza della speranza, questa sposa-bambina crede. E lo fa in senso assoluto. Crede all’amore, alle promesse di Pinkerton e, pur messa di fronte alla cruda realtà dal console Sharpless, continua caparbiamente ad aggrapparsi alla fiducia. La svolta è segnata dall’arrivo della “vera sposa” americana. In questo momento la “piccina mogliettina olezzo di verbena” come una crisalide si trasforma, divenendo profonda figura tragica. Il gesto del suicidio sacro giapponese (harakiri o, più correttamente, seppuku), suggella il senso estremo del suo sacrificio di donna e di madre. Per rendere percettibili queste forze è mio desiderio focalizzare l’attenzione su una ricostruzione scenica in qualche modo ripulita da troppi elementi tradizionali codificati come giapponesi dalla cultura occidentale. Per la gestualità ho chiesto quindi alla protagonista, lei stessa nipponica, azioni e portamento eleganti ma semplici, così come prescrive l’equilibrio tipico della sua origine. Con questo particolare clima, punto ad ottenere il giusto contrasto nei confronti di Pinkerton che si muoverà con dinamiche più spicce e prosaiche, tipicamente Yankee.

La scena fissa sarà costituita da una dimora semplice con il colore dominante bianco delle pareti scorrevoli shosi. Gli elementi floreali – prestabiliti – saranno presenti, ma senza eccessi, così che prevalga l’idea di un contesto zen. Nel primo atto la nota gessosa sarà contrastata dai coloratissimi kimono dei familiari di Butterfly, presenti al matrimonio ma ormai estranei alla sua storia. Con la prosecuzione della vicenda il bianco sarà metafora della solitudine e della povertà incombenti, dall’acuirsi di un dramma ove le cure di Suzuki appariranno come unico contraltare di presenza umana. Un’algida cornice preparerà la tragedia finale della donna, e si svilupperà progressivamente fino al compimento estremo.

La mia scelta registica, sostenuta dai colori acquarellati dei paesaggi di Hiroshige nei fondali, tenderà a far emergere un sincero clima giapponese libero da troppe tentazioni convenzionali. Poche incidentali incursioni di colori accesi serviranno a sottolineare gli snodi di più denso spessore tragico.

 
 
 
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