Circolo Musicale
Mayr-Donizetti

NOTE DI REGIA - Un ballo in maschera
 

Note di regia (a cura del Prof. Valerio Lopane, musicologo e regista)

Un Ballo in Maschera a differenza di ForzaOtello e Falstaff, benché sia un’opera di repertorio, non si è mai identificata come queste ultime in un particolare allestimento “stereotipo”. Sebbene infatti esistano precise indicazioni sceniche dello stesso Verdi, come del resto per tutte le opere della sua piena maturità, nessuna particolare lettura del Ballo si è mai attestata come riferimento imprescindibile. Nemmeno le edizioni più riuscite del Novecento come quella della Scala del ’57, hanno avuto la forza di imporsi in questo senso. Restano vive nel ricordo collettivo le splendide foto che ritraggono la Callas, nei mirabili abiti ideati dalla creatività di Nicola Benois, ma né le scene, né i costumi né la regia ci hanno lasciato una vera traccia indelebile.

Per questo motivo, nell’allestire oggi questo titolo si dispone di scarsi riferimenti certi ma, di converso, di ampia libertà interpretativa.

 Ho quindi deciso di intraprendere un cammino autonomo, senza particolari vincoli ma con la sola ed unica condizione di rispettare la chiarezza narrativa traendo beneficio anche dalle nuove possibilità video-scenografiche e digitali. Da un lato ho scelto di rispettare l’ambientazione sia geografica sia cronologica, dall’altro ho cercato di imprimere coerenza cromatica idealizzando i toni cupi, fangosi e sfumati, lampeggiati da improvvise fiammate, tanto cari al Seicento di Rembrandt. Le note cromatiche e grafiche si fonderanno con le luci di scena e con i costumi. Poiché l’opera si svolge prevalentemente in ambienti chiusi e poco illuminati oppure nel mistero della notte, per i fondali ho cercato ispirazione tra le opere del grande incisore Giambattista Piranesi (1720[1] – 1778). Le sue carceri intricate di invenzione e le sue ossessive visioni di ruderi classici avvolgeranno la vicenda in un clima di fascinazione irreale. Mancava però un ulteriore elemento per ricreare i momenti di inquietudine onirica; per questo scopo ho inserito alcune prospettive azzardate, al limite del surreale, tratte da celebri interni progettati da Filippo Juvarra (1678 – 1736).

Renderò il tratto magico e demoniaco con il supporto tecnico di effetti animati.

Il ballo finale, in costumi cupi, ampi e flessuosi, dominati dai neri, descriverà una macabra danza alla quale interverranno tutti i protagonisti che, con maggiore o minore consapevolezza, disegneranno il tragico epilogo.

Richiederò agli artisti una condotta scenica semplice e diretta per dare chiarezza all’avvincente narrazione. Così facendo spero di poter guidare efficacemente lo spettatore nell’evoluzione drammatica offerta da questo immortale capolavoro verdiano.

 
 
 
Torna alla pagina precedente
HOME - Torna alla pagina principale