Circolo Musicale
Mayr-Donizetti

NOTE DI REGIA - Così fan tutte
 

Note di regia (a cura del Prof. Valerio Lopane, musicologo e regista)

Così fan tutte riassume perfettamente il clima settecentesco, nel quale nasce; l’opera contiene infatti indiscutibili riferimenti ad un Illuminismo che aspira a dare una forma perfetta alla realtà. La struttura stessa di questo capolavoro è quindi volutamente impostata su uno schema di continue e incrollabili simmetrie e specularità che sembrano voler dar forma anche a ciò che non ne può avere, come i sentimenti e le inclinazioni personali.
Il primo segno di questo schema ci viene dai timbri scelti per le voci dei quattro ragazzi protagonisti che già tratteggiano un diverso approccio alla vita: i registri acuti sono affidati ai personaggi più meditativi (tenore Ferrando, soprano Fiordiligi), mentre quelli intermedi, contrassegnano i caratteri più spontanei e passionali (baritono Guglielmo, mezzosoprano Dorabella).
Per questo la prima scelta della mia regia sarà la ricerca di agili contrasti tra una linearità espositiva di fondo (la cornice razionale), e ampie aperure agli imprevedibili spunti umani che si annidano nel racconto.
Mozart e Da Ponte complici più che mai in questo testo tutto voluto e dovuto a loro, per esprimere il loro pensiero (non esiste una vera e propria fonte diretta della trama, e questa è una rarità nel mondo dell’opera), ci pongono di fronte ad una sfida, solo apparentemente indolore, tra sentimento e fedeltà, e sta alla regia, agli artisti e al pubblico raccoglierla, fino a divenirne complici.
Ho quindi immaginato un contorno scenografico con giochi di specchi quasi caleidoscopici, per accogliere la vicenda delle due coppie e per accompagnare lo spettatore nel più bel labirinto creato da Mozart e da Ponte.
Sono loro, gli autori, a sfidarci in questa partita, le cui conseguenze sono destinate a superare i limiti del tranquillo gioco da tavolo, fino ad insinuarsi nelle nostre sfere più profonde ove il protagonista è l'amore, vissuto via via come trasporto sentimentale (reso lecito e libero dalla natura), come elevazione a nobile sentimento di fedeltà, e continuamente sfidato e sconsacrato dai canoni dell'Illuminismo fino all’imprescindibile matrimonio finale. Vorrei dunque dare il massimo risalto al viaggio iniziatico delle due coppie (non a caso il sotto titolo dell’opera è “la scuola degli amanti”), accentuando la crescente consapevolezza e maturità che porterà i nostri quattro simpatici ragazzi all’ingresso nella vita adulta.
Vedremo i quattro giovani affrontare un autentico rompicapo psicologico, in situazioni che sembrano fatte per sfuggire di mano sotto l'influenza dei sentimenti, delle passioni, dei dubbi, della volontà, e di una giocosa ironia di fondo. In questo percorso, non immune dalle sofferenze per le “sbandate” provocate e subite sia nelle coppie che nelle amicizie, apparirà anche la gioia più intensa di quattro vite che approdano alla maturazione dando un senso nuovo e vero all’esistenza.
Gli apparenti artéfici di questo percorso pericoloso sono Don Alfonso e Despina, due personaggi che gli studi o la vita hanno reso “filosofi”. Ma i loro riti cattedratici, placidi e saccenti, le loro dottrine spicciole, più che piegare quattro cuori pronti a correre incontro alla vita, serviranno solo a catalizzare una maturazione sentimentale comunque inarrestabile. Cercherò di porre in rilievo alcuni contrasti tra questi due strani complici: lui anziano e nutrito dagli studi, ma anche disincantato dall’esperienza di un vita ormai svanita; lei sedicente esperta di una “scuola della vita” basata sulla “legge di natura e non prudenza solo”. Costoro, saranno i trionfatori formali della partita (vincendo le loro scommesse e ricavandone quattro soldi); ma le loro figure risulteranno perdenti nella gara della vita per la scarsa apertura verso relazioni profonde. Nel finale, nondimeno, vorrei suggerire anche per loro, come messaggio di speranza, qualche contagio dai sentimenti delle due coppie, e qualche anelito di dimensione umana.
Ai quattro giovani forse rimane il rimpianto per certi brividi toccati solo di sfuggita (ma goduti davvero), e per l’idea che le “strane” coppie scambiate, createsi per una sola giornata, fossero per assurdo più perfette di quelle originali, goffamente riaffermate nel finale; eppure proprio queste coppie “sbagliate” ma vere, appaiono pronte ad affrontare il difficile viaggio della vita, anche fuori della commedia.

 
 
 
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