Circolo Musicale
Mayr-Donizetti

NOTE DI REGIA - L'elisir d'amore
 

Note di regia (a cura del Prof. Valerio Lopane, musicologo e regista)

L’Elisir d’amore per la natura della vicenda, per la rapidità dello svolgimento delle azioni, per la freschezza del libretto e per la scoppiettante comicità delle situazioni è un’opera che travalica i confini nei quali è stata immaginata (un villaggio dei Paesi Baschi, alla fine del XVIII secolo). Non solo essa regge in pieno il gusto dei giorni nostri, ma, oserei dire, è baciata da una perfetta atemporalità. Se la spocchiosa spacconeria di Belcore, ci può infatti riportare alla mente l’antica commedia, pure atemporale, di Plauto Il soldato vanaglorioso, il ciarlatano Dulcamara incarna a tutto tondo santoni, imbonitori e sedicenti medici di ieri, di oggi e di domani. I riferimenti a Tristano e Isotta ci riportano addirittura alla mitologia medievale celtica. Gli ostacoli ai sentimenti di Nemorino e il pragmatismo borghese di Adina, poi, sono un vero cliché della natura umana di ogni tempo e luogo. Per questi motivi ho sempre ritenuto la collocazione geo-cronologica della vicenda non determinante ma poco più che accidentale. Spazio e tempo sono un semplice pretesto per dare uno sfondo al vero nucleo dell’opera: il suo clima umano ora decisamente buffo, ora meditativo, ora sognante, ora malinconico e infine, naturalmente, gioioso. Ho quindi deciso di giocare con la collocazione che si muoverà negli Anni Trenta del secolo passato entro un’aia di una cascina di una tipica bassa campagna italiana. Belcore richiamerà le piccole beghe e prepotenze di un qualunque generico gerarca di periferia, la figura di Dulcamara sarà presentata come quella di uno scalcinato istrione itinerante in una cornice da circo di strada. Vorrei evocare in definitiva, come un omaggio al grande Federico Fellini, il clima incantato che abbiamo conosciuto in film come Amarcord e La Strada. Questa scelta mi offre, inoltre, la possibilità di sottolineare in modo un po’ diverso dal solito la sensuale ironia nei rapporti di coppia ma anche di indirizzare alla società italiana del Ventennio Fascista il bonario e a volte pungente sarcasmo qua e là presente nell’opera. Va da sé che la presenza del tema del Circo legato alla figura di Dulcamara mi aprirà il cammino verso un clima onirico, surreale e straniante che trovo perfetto per presentare il sapore favolistico, languido, e a tratti duramente realistico, della vicenda.

 
 
 
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